Di salamandre, femminismo e ritrovare se stesse

Cosa sono, ora che la mia pelle è quella di una bambina?
Senza peli, senza rughe, senza ciglia
Che compito ho, qui, tra la gente? Che compito ho nel mondo, ora che il mio saper fare è stato incasellato con la dicitura” inabilità totale al lavoro”
La natura scrive sul mio corpo per dire cosa all’ anima?
L’ ho chiamata pietra viva, e ne ho immaginato i colori. Dal dialogo con me stessa, con queste categorie dicotomiche danzanti: natura anima Corpo donna uomo Riemergono considerazioni di natura femminista e introspettiva:
Il personale è politico, sempre

È un epoca in cui sta emergendo (grazie a diversi studi)che il corpo dell’ essere umano, non è esattamente ciò che percepiamo in modo immediato e apparente. Esso invece si pone al confine tra mondi che sono stati considerati separati dicotomicamente attraverso un ordine discorsivo. Non regge più la narrazione del neutro/naturale/ casto/verginale. Siamo umani, si, ma anche animali.Siamo carne, sinapsi, nervi ma anche cavi, tecnologia, prolungamento degli arti o sostituzione di essi. Questo dove ci porterà e che creature saremo?

Siamo vita e siamo morte. Perché la morte è parte della vita, non il suo opposto.
Viene considerato (finalmente) che la nostra sessualità è complessa e non può essere ridotta agli organi sessuali con cui viene definito il nostro sesso biologico alla nascita, ma che oltre ad una base biologica vi è un costrutto sociale, che ha per secoli basato la disparità sessuale su teorie pseudoscientifiche creando certi modelli di comportamento. Questo ridefinire e mettere in discussione pilastri che sono sempre stati stabili e apparentemente immutabili ci pone anche di fronte alla questione di quali limiti e libertà individuali e sociali domani acquisiremo e quali stiamo mettendo in discussione o scartando.
Vedo la valigia aperta, con tutti questi miei anni, che ora fanno da filo, per cucire questa nuova me, a cui sono stati staccati pezzi.
Questa valigia è la valigia di una donna- salamandra, i pezzi che sono stati mozzati, sono ricresciuti, in modo strano: pezzi spigolosi, pezzi corporei con nuove cromature

mio Dio, sono un mostro.
sono Mostruosamente mia.
La malattia è sempre una parte di noi.
A volte alcune parti di noi urlano, imprecano, piangono, muoiono, si trasformano. Diventano “pezzi” che non riconosciamo.
Questo corpo ci parla, è la nostra storia, e le storie sono ammaccate, scorrono, inciampano, incalzano.
La nostra storia è sempre storia immersa e plasmata da tutto ciò che ci circonda.
” Vedo il mondo come un caos e al centro una rosa” scrive Julio cortazar, in una delle mie frasi preferite.
Siate quella rosa, accettate il caos di cui siete figlie e figli.
Il focoso caos che mi abita.

cura emozioni esistenze parole poesia scrittura

cura emozioni esistenze parole poesia scrittura

cura emozioni esistenze parole poesia scrittura

cura emozioni esistenze parole poesia scrittura

cura emozioni esistenze parole poesia scrittura

Lascia un commento