Connessa alle questioni dell’identità di genere, si fa strada la filosofia o pensiero della differenza che nasce principalmente dalle teorie di Luce Irigaray , filosofa e psicoanalista Belga, e allieva di Lacan. Attraverso la rielaborazione di alcuni miti antichi, Irigaray cerca di far emergere le genealogie femminili che sono state cancellate dall’ordine patriarcale e fallocentrico. In questo modo si riporta alla pratica la relazione madre-figlia fondando un altro ordine simbolico.
Tornare alla nostra natura sessuata, per Irigaray, significa tornare al nostro vero sé. L’annullamento delle differenze di genere, secondo la psicanalista,invece significa la fine di un futuro per l’umanità stessa. Questo annullamento corrisponde a quello che lei definisce :fenomeno della tecnicizzazione, cioè un mondo neutrale, senza sé. E’ necessario, per Irigaray, costruire un linguaggio femminile e una cultura a due che “ci permette di entrare nel multiculturalismo, essendo, secondo la studiosa, “la differenza uomo-donna la prima differenza”. La filosofa critica la definizione costruita da Freud ,il quale descrive la bambina come un “ometto” durante la fase fallica, destinato ad un’evoluzione complessa per diventare una donna “normale”. Perché Freud chiama maschile la fase nella quale la bambina ama, desidera la madre? Non è forse un modo per eludere la singolarità della relazione tra la bambina e sua madre, così come altrove si fa cieco davanti l’originalità d’un desiderio tra donne? Irigaray si oppone anche all’interpretazione fornita da Freud riguardo al rapporto tra l’uomo e la donna adulti e ai possibili rimandi con l’originario legame materno. Secondo la teoria freudiana nel rapporto sessuale uomo/donna, l’uomo opera una specie di regressione nell’utero materno, la donna raggiunge, tramite il rapporto con il maschio, il bambino a lungo desiderato (soprattutto il figlio di sesso maschile) recuperando la relazione con la madre, con la quale ora condivide l’esperienza della maternità.La concezione e la nascita del figlio ripropongono la questione del principio. Questione del rapporto della donna – e dell’uomo, in forma diversa – con il proprio principio e con la posizione di un’economia dell’originario. Esse consentono, eventualmente, di regolare i problemi d’identificazione della donna con la madre, suo “primario” oggetto d’amore, inserendola in una specifica economia genealogica ed anche speculare. La donna diventando madre sarebbe la Madre, totalmente identificata con la maternità, in una sorta di uccisione di sua madre e di annullamento del rapporto della donna con la maternità, per cui lei resterebbe, nel presente, a rappresentare l’origine: terra-madre fallica. Oppure si troverebbe iscritta, si iscriverebbe lei stessa in un processo genealogico infinito, nell’enumerazione aperta in cui si fa il conto dell’ “origine” […]. Lei sarebbe sua madre e non lo sarebbe, né sua figlia in quanto madre, così che il circolo o la spirale dell’identificazione non sarebbero mai chiusi. Al contrario, si avvolgerebbero all’infinito attorno allo speculum d’un luogo originario. più recentemente la filosofa ribadisce l’importanza della differenza della donna in quanto tale. Costruendo una società «più adulta», multiculturale, alle cui basi vi sia l’incontro con l’altro ,recuperando l’originaria dipendenza dall’altro costituita nella dimensione madre-figlio, per un dialogo tra mondi diversi. Dato che, secondo Irigaray, la differenza uomo/donna è la prima differenza: Cos’è la differenza sessuale? È la vita stessa. Ben prima che apparissero gli esseri umani la vita si è biforcata in maschio e femmina. Vogliamo cancellare questa cosa o la vogliamo tradurre in cultura? Io dico: non buttiamoci sulla differenza sessuale secondo le interpretazioni che di essa abbiamo ereditato. Poniamoci davanti, in tutta tranquillità e libertà, il problema che noi siamo esseri radicati nella vita naturale e la sessuazione è eredità che la natura ci affida. Non rimuoviamo questa evidenza e andiamo avanti, al di là di ogni stereotipo, a interpretarla culturalmente. Traduttrice e studiosa dei testi della Irigaray, Luisa Muraro, filosofa e femminista della differenza, ne ripercorre il pensiero, ritenendo il rapporto madre- figlia spezzato dal regime patriarcale.L’ordine simbolico per la Muraro deve fondarsi sulla figura materna, cercando un rapporto armonico con la figlia. Per divenire soggetto/persona libera, bisogna accettare la dipendenza dalla madre (maternità quindi intesa sia come corpo e linguaggio, sia come insieme biologico e simbolico), trovando l’autentico senso di sé. Occorre, per Muraro, riappropriarsi della lingua materna. La lingua,come strumento fondamentale per l’interpretazione del mondo. La maternità come dispensatrice di vita e di parola. Per la Muraro la differenziazione di genere maschile e femminile è necessaria per una libera condizione dello status di persona-soggetto, perché la sessuazione è eredità naturale, e secondo lei, questa evidenza, va interpretata culturalmente. La differenza sessuale, per la filosofa è minacciata, oggi, da un travestitismo generalizzato senza ricerca soggettiva di sé, disegnato dalle mode e funzionale ai rapporti di potere. Questo, in contrasto con l’attuale visione del femminismo intersezionale e del trans femminismo qeer. Il femminismo intersezionale rivendica la lotta e la solidarietà anche di cause non prettamente legate alla discriminazione o alla violenza nei confronti delle donne, ma anche nei confronti di minoranze altre. Come per l’appunto, le ragioni di rivendicazione dei movimenti lgbt e qeer. Il femminismo intersezionale, percepisce dei punti di interazione tra le varie categorie di oppressi e trova senso di esistere nella lotta anti-razzista, anti-capitalista e contro la violenza istituzionale. Ponendo fiducia e sostegno per ogni rivendicazione che conduca all’emancipazione e all’autodeterminazione dell’individuo. Il femminismo intersezionale è includente di tutte le diversità, anzi, vede proprio nell’inclusione la possibilità di decostruire la discriminazione e la violenza nei confronti delle donne. L’intersezionalità, nonostante sia ancora troppo eteronormativa(cioè usa ancora troppo la categoria di omofobo che di eteronormatività) è trasversale, e rivendica l’ autodeterminazione del proprio genere sessuale. . Rispetto al pensiero della Muraro sul travestitismo generalizzato, i bisogni e i desideri delle persone transessuali appaiono quindi come capricci dettati più dalle mode che da un percorso, spesso doloroso, al fine di emanciparsi e autodeterminarsi. Per quanto fondamentale e interessante il pensiero della Muraro, è ancora molto etero-normativo e trans-escludente, banalizzante delle rivendicazioni transessualiste. Molto sta cambiando a livello sociale e culturale, ma in linea generale, Le persone che desiderano rimanere in uno stato di transizione, che non se la sentono, o non desiderano affrontare l’operazione per il cambiamento del sesso biologico, giuridicamente e socialmente vengono rilegati ai margini senza un riconoscimento reale, perché non riconducibili in una delle dicotomie etero-normative. Oggi, è inoltre necessario tenere conto delle subculture giovanili. Queste subculture cercano di essere una contemporanea risposta politica al conformismo sociale e agli stereotipi imposti i quali costituiscono un unico,corretto modo globalizzato di espressione corporea. Un corpo : sano, bello, ben vestito,bianco, eteronormativo. Fra le tante sottoculture giovanili si è formato il movimento cyberpunk, ispirato al femminismo cyborg che troviamo esplicitato nel “cyborg manifesto” della filosofa americana Donna Haraway
Note:
Il femminismo della differenza e il corpo madrificato
Luce Irigaray, Speculum. L’altra donna,Feltrinelli ed. 1989
Bruno Giurato intervista Luce Irigaray, Senza differenze sessuali l’umanità non ha futuro.” Il giornale, Settembre 20143
L. Muraro, Se il cardinale fosse un mio studente, Il Manifesto, 7 agosto 2004
