Negli anni settanta è stato introdotto il termine genere per indicare la differenza socialmente costruita tra i sessi. Alcuni studi antropologici hanno dimostrato che la dicotomia fra i sessi è parte di quel patrimonio culturale occidentale (privato/pubblico, naturale/artificiale, economico/ecologico) e non un linguaggio universale. La filosofa Judith Butler, è colei che ai giorni nostri, ha dato il via nel dibattito intellettuale, della “teoria del gender” con la pubblicazione di” Gender Trouble “(questioni di genere,1990). Nonostante sia ritenuta la ideatrice della teoria gender tanto discussa, gli studi di genere,si sono avviati all’incrocio fra gli studi antropologici statunitensi e lo strutturalismo Francese, fondando differenti scuole di pensiero. La paura diffusa dell’angosciante cancellazione dell’identità sessuale, la dittatura unisex, equivale a cancellare il legame tra uomo-natura.
Ma è davvero in atto la fine della differenza sessuale?
Abbiamo visto con De Beauvoir che non esistono dei comportamenti per natura,che possono qualificare e determinare l’essere donna o l’essere uomo. Esistono dei comportamenti/modelli sociali e culturali a cui , chi più chi meno,aderisce. La Butler infatti, non nega l’esistenza di un sesso biologico, però,
”la sua definizione necessita di un linguaggio e di un quadro di comprensione – esattamente come tutte le cose che possono essere contestate, in linea di principio, e che infatti lo sono. Noi non intratteniamo mai una relazione immediata, trasparente, innegabile con il sesso biologico. Ci appelliamo invece sempre a determinati ordini discorsivi, ed è proprio questo aspetto che mi interessa.”
Per la Butler esistono delle norme che ci dicono come essere uomo o donna e che vengono somministrate attraverso il nostro stesso linguaggio( nei media, nei film,in famiglia). Influenzata dal pensiero Foucaultiano, la Butler parla di genere performativo, cioè che si tesse attraverso un discorso:
nel teorizzare la performatività del genere ho voluto sostenere che esso consiste in un insieme di atti; che l’“apparizione” del genere viene spesso fraintesa quale segno di una verità interiore, o innata; che il genere è indotto da norme coercitive, le quali richiedono che si aderisca o a un genere o all’altro (solitamente all’interno di una cornice di intelligibilità rigidamente binaria); che la riproduzione del genere è sempre una negoziazione con il potere; che, infine, non vi sarebbe genere al di fuori della riproduzione di quelle norme che, proprio nel corso della ripetizione degli atti di genere, possono essere disfatte e rifatte in modi inattesi, aprendo così alla possibilità del rifacimento dell’intera realtà del genere lungo nuove direttrici.
La questione è dunque culturale, ci sono modelli di comportamento che vengono legati erroneamente alla dicotomia opposta uomo-donna presentati come caratteri genetici e biologici, che per Foucault sono necessari allo stesso potere. il discorso occidentale sulla sessualità Secondo Foucault, è” un dispositivo di controllo sui corpi, tenuto in vita dal potere stesso. la sessualità si è costituita come campo di conoscenza a partire da relazioni di potere che l’hanno costituita come oggetto possibile.” Il potere, nel pensiero foucaultiano non è una sovrastruttura ma ha una funzione performativa; attraverso la produzione di discorsi che normalizzano, istituiscono e controllano il corpo. La Butler si rivolge alle persone il cui genere o la cui sessualità sono al centro di conflitti di vario tipo. Conflitti prodotti da norme di genere coercitive:nel teorizzare la performatività del genere ho voluto sostenere che esso consiste in un insieme di atti; che l’“apparizione” del genere viene spesso fraintesa quale segno di una verità interiore, o innata; che il genere è indotto da norme coercitive, le quali richiedono che si aderisca o a un genere o all’altro (solitamente all’interno di una cornice di intelligibilità rigidamente binaria); che la riproduzione del genere è sempre una negoziazione con il potere; che, infine, non vi sarebbe genere al di fuori della riproduzione di quelle norme che, proprio nel corso della ripetizione degli atti di genere, possono essere disfatte e rifatte in modi inattesi, aprendo così alla possibilità del rifacimento dell’intera realtà del genere lungo nuove direttrici le rigide norme eterosessuali sono la performance che produce la differenza sessuale. Le norme di genere, secondo la Butler, sono quelle regole di mascolinità e di femminilità a cui ci conformiamo e che costituiscono “retroattivamente”l’idea che il sesso preceda la persona, una “verità interiore”e questo renderebbe il corpo intelligibile. L’eterosessualità obbligatoria è la prima forma di assoggettamento. Per la studiosa, è la razionalità eterosessuale a dare un senso ai concetti binari dei due sessi.Foucault parla di annessione sotto il “segno del sesso”, di una “logica del sesso”più che di una fisica. L’occidente ha posto il sesso sotto un campo di razionalità attraverso concetti binari opposti(corpo-anima, carne-spirito,istinto ragione, pulsioni coscienza)apparentemente meccanici e senza ragione “sotto il segno di una logica della concupiscenza e del desiderio”.
note:
Judith Butler, Fare e disfare il genere (2004), a cura di Federico Zappino
Sulla “teoria del gender”. Judith Butler risponde ai suoi detrattori
Michel Foucault, la volontà di sapere. Feltrinelli Milano, 1978.
Intervista a Judith Butler , su “Le Nouvel Observateur”. dicembre 2013. Traduzione di Federico Zappino
